Anche in tempo di COVID l’IPSIA non molla

Proseguono le attività dello ‘Sportello ascolto dell’istituto con la cosulenza della psicologa Tiziana Agabiti. «Vicini a studenti e famiglie»

Studenti connessi non solo per seguire le lezioni a distanza ma anche per sfogarsi ed essere ascoltati in questo periodo così diverso e a volte difficile da vivere. Lo ‘Sportello ascolto’ è l’iniziativa avviata, ben prima del dilagare del coronavirus, dall’istituto Ipsia ‘Sandro Pertin’ di Terni: «Il preside Canolla ha deciso di non lasciare sole le famiglie e i ragazzi: così oltre la didattica a distanza ha pensato di continuare l’attività dello sportello attraverso videoconferenze», spiega il professore Federico Fadda, insegnante di ruolo e addetto alle comunicazioni.

L’esperta

Già da tempo la scuola ternana aveva avviato un punto d’ascolto dove i ragazzi ma anche i genitori potevano recarsi per parlare con una psicologa esperta di problematiche giovanili, Tiziana Agabiti: «Ci si può recare volontariamente o su consiglio nel caso in cui si presentino situazioni in cui il comportamento dei ragazzi non va – continua il professore -. L’invito è allargato anche alle famiglie che possono parlare da sole o coinvolgendo i figli. Nella nostra cultura lo psicologo è visto come qualcuno da cui fuggire mentre in altre culture è al pari del medico di famiglia».

In campo anche in tempo di Covid-19

L’incertezza dei tempi che stiamo vivendo a volte va di pari passo con la necessità di chiedere aiuto o parlare. Un ‘non sapere’ del futuro che ha toccato soprattutto i giovani adolescenti, costretti da un giorno all’altro a stare lontano dagli amici, dalle attività che prima riempivano le loro giornate, dallo svago all’aria aperta e, al contempo, impegnati diverse ore al giorno di fronte al pc per seguire le lezioni. È per questo che l’istituto Ipsia «da sempre attento alle esigenze dello studente, seguito nella formazione ma anche nel supporto psicologico» conclude il professor Fadda, «ha voluto continuare, seppur virtualmente, a dare sostegno agli studenti e alle loro famiglie: per farli sentire meno soli e offrire un aiuto che potrebbe fare la differenza».

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